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Libri del mese

 

Sentieri himalayani

Sette racconti di viaggio ed altrettanti itinerari in una delle regioni più suggestive e sacre del pianeta, con una guida d’eccezione come Jacques Vigne. Medico psichiatra, ricercatore, maestro di meditazione, per la prima volta, e per il pubblico italiano, raccoglie in un libro le sue esperienze di viaggiatore e di guida sui sentieri himalayani.

 

Una gioia di nonsense

Perché abbiamo bisogno del comico e dell’assurdo? Da dove viene l’interesse per una forma poetica così poco convenzionale come il nonsense? Andare oltre il pensiero razionale, accogliere il senso nudo dell’esistenza ha un effetto liberatorio, salvifico, persino gioioso.

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MC Editrice - Articoli
A questa sezione appartengono le diverse categorie di articoli.

DDL CONCORRENZA: ANCHE DELL’ACQUA SI FA MERCATO VIOLANDO I REFERENDUM PDF Stampa E-mail
Progetti
Scritto da MC Editrice   
Mercoledì 17 Novembre 2021 11:28

Con il disegno di legge (DDL) approvato il 4/11/2021 dal Consiglio dei Ministri in materia di concorrenza e mercato il Governo si è mosso in modo molto invasivo sui servizi pubblici locali, nessuno escluso: dai trasporti ai rifiuti e all’acqua potabile.

Il principio ispiratore dell’intervento è di nuovo il liberismo spinto, come se la gestione mercantile adottata sistematicamente negli ultimi lustri e, soprattutto, durante la pandemia, non avesse dimostrato chiaramente il fallimento della ricetta. Ciononostante viene esaltata la privatizzazione dei servizi e l’affidamento al mercato come il toccasana “per rafforzare la giustizia sociale, la qualità e l’efficienza dei servizi pubblici, la tutela dell’ambiente e il diritto alla salute dei cittadini” (articolo 1).

Se il DDL verrà tradotto in legge dal Parlamento nessuno dei servizi locali potrà rimanere nella gestione pubblica. Nessuna eccezione è prevista, neppure per l’acqua: il servizio idrico è equiparato in tutto e per tutto a qualunque altro servizio gestito in forme e con finalità puramente mercantili

Ma l’intervento del Governo, in particolare per quanto riguarda l’acqua, è censurabile sotto due aspetti. Sotto l’aspetto politico e democratico, in quanto viene calpestata platealmente la volontà espressa dagli elettori con i referendum del 2011: “no alla privatizzazione dei servizi idrici” e “no al profitto sulla gestione dell’acqua”.

Con i due referendum infatti, i cittadini hanno bocciato a larghissima maggioranza l’obbligo di privatizzare i servizi idrici ed hanno cancellato il margine di utile previsto per legge in favore del gestore del servizio.Questa espressione netta della volontà politica degli elettori, però, non ha sinora avuto concreta attuazione.

In particolare:

l’esclusione di ogni margine di utile per il gestore è stato eluso ricorrendo ad audaci formule terminologiche;

la ripubblicizzazione dei servizi in tutto o in parte in mano ai privati non è neppure iniziata.

Senza dimenticare la proposta di legge di iniziativa popolare volta a rendere effettivo il diritto universale all’acqua che giace in Parlamento da oltre 10 anni.

Sotto l’aspetto giuridico, poi, l’invasione della competenza regionale sui servizi locali presenta in modo evidente un profilo di illegittimità costituzionale del DDL stesso su cui è necessario tornare in modo specifico.

E, infine, la motivazione, anche questa trita e ritrita, dell’adeguamento ai principi dell’Unione europea, che è la perenne foglia di fico del liberismo: nessun obbligo di privatizzazione è previsto, in realtà, dalla normativa europea.

Nelle premesse della Direttiva 2006/123/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 12 dicembre 2006, relativa ai servizi nel mercato interno, si legge infatti che “ è opportuno che le disposizioni della presente direttiva relative alla libertà di stabilimento e alla libera circolazione dei servizi si applichino soltanto nella misura in cui le attività in questione sono aperte alla concorrenza e non obblighino pertanto gli Stati membri a liberalizzare i servizi d’interesse economico generale, a privatizzare gli enti pubblici che forniscono tali servizi o ad abolire i monopoli esistenti per quanto riguarda altre attività o certi servizi di distribuzione.

Tali premesse sono state tradotte in disposizioni, se possibile, anche più esplicite. Così, l’art.1 della Direttiva ribadisce espressamente che rimane impregiudicata la libertà, per gli Stati membri, di definire, in conformità del diritto comunitario, quali essi ritengano essere servizi d’interesse economico generale, in che modo tali servizi debbano essere organizzati e finanziati, in conformità delle regole sugli aiuti concessi dagli Stati, e a quali obblighi specifici essi debbano essere soggetti.

Trattandosi della Direttiva approvata proprio in materia di liberalizzazione di servizi,[1] la conclusione che non esiste alcun obbligo di privatizzare è assolutamente chiara: viene ribadita per l’ennesima volta la facoltà di scelta degli stati membri fra la gestione pubblica e quella privata, con il corollario, scontato e ovvio, che l’opzione privatistica impone il rispetto delle regole di concorrenza e non discriminazione fra prestatori di servizi.

(sul punto rimandiamo a Marco Manunta, Uno statuto per l’acqua. MC Editrice).

Marco Manunta Michela Bianchi

 

 

 



[1] Si tratta della Direttiva nata dall’originaria proposta di Direttiva c.d. Bolkenstein, poi emendata dal Parlamento Europeo, a seguito di ampio dibattito e, soprattutto, delle vibrate proteste sollevatesi in tutta Europa proprio a causa dell’impronta improvvidamente liberista del testo iniziale.

 
DDL CONCORRENZA: ANCHE DELL’ACQUA SI FA MERCATO VIOLANDO I REFERENDUM PDF Stampa E-mail
Progetti
Scritto da MC Editrice   
Venerdì 12 Novembre 2021 12:46

DDL CONCORRENZA: ANCHE DELL’ACQUA SI FA MERCATO VIOLANDO I REFERENDUM

 

Con il disegno di legge (DDL) approvato il 4/11/2021 dal Consiglio dei Ministri in materia di concorrenza e mercato il Governo si è mosso in modo molto invasivo sui servizi pubblici locali, nessuno escluso: dai trasporti ai rifiuti e all’acqua potabile.

Il principio ispiratore dell’intervento è di nuovo il liberismo spinto, come se la gestione mercantile adottata sistematicamente negli ultimi lustri e, soprattutto, durante la pandemia, non avesse dimostrato chiaramente il fallimento della ricetta. Ciononostante viene esaltata la privatizzazione dei servizi e l’affidamento al mercato come il toccasana “per rafforzare la giustizia sociale, la qualità e l’efficienza dei servizi pubblici, la tutela dell’ambiente e il diritto alla salute dei cittadini” (articolo 1).

Se il DDL verrà tradotto in legge dal Parlamento nessuno dei servizi locali potrà rimanere nella gestione pubblica. Nessuna eccezione è prevista, neppure per l’acqua: il servizio idrico è equiparato in tutto e per tutto a qualunque altro servizio gestito in forme e con finalità puramente mercantili.

 
Ecoturismo o Egoturismo? La mente del viaggiatore PDF Stampa E-mail
Progetti
Scritto da MC Editrice   
Giovedì 10 Dicembre 2020 12:00

Ecoturismo o Egoturismo? La mente del viaggiatore

 

 

di Michela Bianchi

 

Quante domande abbiamo cominciato a porci circa vent’anni fa, decidendo di dedicare un’intera collana al tema del viaggio!

E’ possibile viaggiare per il mondo senza venir schiacciati dalle nostra stesse impronte?: ci domandavamo all’inizio del primo libro, L’arte del Viaggio. Ragioni e poesia di un turismo sostenibile (1998), mettendo in evidenza il contrasto, drammatico, che rassegna il turista occidentale a essere vittima o colpevole di inquinamento e sfruttamento.

Già allora la contrapposizione fra turismo fautore di progresso e turismo fattore di degrado socio-ambientale appariva insuperabile e sempre più urgente la necessità di indagare i meccanismi e individuare le possibilità di cambiamento.

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Ecoturismo o Egoturismo? La mente del viaggiatore PDF Stampa E-mail
Progetti
Scritto da MC Editrice   
Giovedì 10 Dicembre 2020 11:04
Ecoturismo o Egoturismo? La mente del viaggiatore

Di Michela Bianchi

 

Quante domande abbiamo cominciato a porci circa vent’anni fa, decidendo di dedicare un’intera collana al tema del viaggio!

E’ possibile viaggiare per il mondo senza venir schiacciati dalle nostra stesse impronte?: ci domandavamo all’inizio del primo libro, L’arte del Viaggio. Ragioni e poesia di un turismo sostenibile (1998), mettendo in evidenza il contrasto, drammatico, che rassegna il turista occidentale a essere vittima o colpevole di inquinamento e sfruttamento.

Già allora la contrapposizione fra turismo fautore di progresso e turismo fattore di degrado socio-ambientale appariva insuperabile e sempre più urgente la necessità di indagare i meccanismi e individuare le possibilità di cambiamento.

 

Il viaggio non è forse divenuto un gigantesco supermercato dei nostri svaghi errabondi, delle nostre ansie di consumo? Era la domanda posta dall’antropologo Franck Michel nel suo denso e appassionato libro Altrove, il settimo senso (MC Editrice, 2001).

L’autolesionismo del turista che logora se stesso e l’ambiente e si espone alla banalità di viaggi “per finta” era già ben evidente, così come quello dell’industria turistica chiamata a fare i conti con il progressivo esaurimento delle risorse su cui vive.

Il degrado delle zone di destinazione turistica è continuo e diffuso: i danni agli eco-sistemi sono spesso più pesanti di quelli prodotti dalle lavorazioni industriali, e, soprattutto, sono meno controllabili. L’enorme incremento dei voli aerei e delle offerte di tariffe sottocosto, soprattutto per tragitti brevi, ha rappresentato un ulteriore fattore di inquinamento e di rischio di cui si è sottovalutata la gravità. Per distanze sotto i duemila chilometri, l’aereo registra i maggiori consumi e le più alte emissioni di anidride carbonica e ossido di azoto per passeggero e per chilometro: si tratta di due dei principali gas serra distruttivi della fascia d’ozono. Il traffico aereo è responsabile del 3% delle emissioni totali di anidride carbonica prodotte dall’uomo. Sono dati conosciuti da tempo e che abbiamo riportato con un certo risalto sul libro pubblicato nel 1998.

I disastri avvenuti negli ultimi anni, a partire dal maremoto in Asia del dicembre 2004, in continua spaventosa intensificazione a causa del riscaldamento globale, hanno colpito da vicino luoghi di vacanza e persone in vacanza, con almeno due effetti rilevanti: la parziale condivisione di un medesimo destino fra turisti e diseredati della terra e l’attenzione dei media di tutto il mondo sulle tragedie e le loro conseguenze.

Sono quindi emersi a livello di opinione pubblica dubbi e domande sulle modalità e sui rischi del mercato turistico, mezzi di trasporto inclusi. Ma l’idea che paesaggio, natura e culture siano beni “liberi”, commerciabili e consumabili a proprio piacimento è ancora difficile da superare.

Ecoturismo o egoturismo? Domanda provocatoria che ci siamo posti negli anni successivi quando, di fronte al progressivo degrado ambientale, si faceva strada il cosiddetto turismo verde o ecoturismo con una buona forza di attrazione verso il pubblico sensibile ai temi dell’ecologia e presto recuperato dai tour operator globali, con offerte di “viaggi nella natura” sempre più specializzati.

Turismo e natura: ecco che spesso l’ecoturismo diventava e diventa semplicemente un’avventura e la natura una risorsa da preservare in funzione di questa avventura, da praticare ovviamente in luoghi “selvaggi”.

E allora viene da domandarsi: turismo sostenibile, per cosa e per chi? Come notava Franck Michel, quando i turisti si interessano per un momento agli esseri umani “rimasti” vicini alla natura, lo fanno per rimandarli alle origini della storia, “per rispedirli in certi casi alla preistoria”, in una ricerca del primitivo e dell’autentico a loro uso e consumo.

La moda del viaggio dilaga contemporaneamente alla crisi economica e sociale, alla disoccupazione, alla povertà e alle emergenze ambientali che costringono migliaia di persone all’erranza.  In una società fondata sul mercato, il nomadismo che si apprezza e si esalta è quello del consumatore: è questa l’unica idea del viaggio predominante, quella “del consumatore di viaggi.

Il viaggio si rivela una delle più formidabili falsificazione delle esperienze.

Si scopre il disagio di essere trasportati da un posto all’altro senza un effettivo contatto con la realtà, in un tempo libero che ha ben poco a vedere con la libertà e il piacere della scoperta.

 

Nel 1989, Tzvetan Todorov così descriveva il turista: “è un visitatore che ha premura, che preferisce i monumenti agli esseri umani […]. La rapidità del viaggio è già uno dei motivi della sua preferenza per l’inanimato rispetto all’animato […]. La mancanza d’incontri con soggetti diversi è molto più tranquillizzante, perché non rimette mai in discussione la nostra identità; è meno pericoloso vedere cammelli piuttosto che uomini […]”

 

Cosa ha a che vedere tutto questo col nostro bisogno di scoprire, di incontrare, di esplorare? Esiste ancora uno spazio per il nostro bisogno di viaggiare?

Empatia, partecipazione, accoglienza, cordialità, intuizione, sono quei valori emotivi che l'andar per il mondo può suscitare. Valori che hanno in sè la forza per sganciare il viaggio e la vacanza da quella logica mercantile e auto distruttiva che li sta soffocando. E che ancora possiamo sentire, prendendo e concedendo tempo, riducendo la velocità, la fretta e l'ansia di consumo.

“Con la decisione di non volare”, scriveva Tiziano Terzani, “mi ero ridato tempo: il tempo di fermarmi, di guardarmi attorno, di riflettere. Nessuno mi aspettava e con gran piacere rinunciai all’autobus che partiva solo per restare a chiacchierare con un vecchio cinese…”.

 

Il viaggio è quello straordinario esercizio che più ci riporta al ciclo della vita, con il suo andare e ritornare: come è stato detto, rappresenta probabilmente la strada più lunga che porta da sé a sé.

 

Non è necessario mettere in mezzo chilometri per sperimentarlo, occorre adottare, accogliere la mente del viaggiatore.

 

Sfoglia i libri di MC della collana "La Via" dedicata al tema del viaggio 

 

 
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