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Energia. Fotovoltaico e bollette: cosa paghiamo e perchè

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Scritto da Roberto Meregalli   
Mercoledì 02 Maggio 2012 00:00
Energia, un nuovo inizio
Sul sito del Ministero per lo sviluppo economico sono state pubblicate le bozze di due decreti che regoleranno lo sviluppo delle fonti rinnovabili elettriche. La pubblicazione è stata preceduta da qualche polemica. A fine marzo erano circolate due bozze del decreto relativo al fotovoltaico (disponibili su quotidianoenergia) che risultavano opera non di qualche funzionario ministeriale ma di personale Enel. Scoprirlo era molto facile, in un caso nelle proprietà del documento compariva il nome di Marzia Germini, in forza presso la Corporate Enel di Roma, il secondo testo riportava invece una matricola che corrispondeva anch'essa ad un dipendente Enel Corporate.
Entrambi i testi formalmente portavano in testata la scritta "MINISTRO DELLO SVILUPPO ECONOMICO". Ovvio il putiferio da parte delle associazioni di categoria, ovvia la smentita Enel, che aveva dichiarato di aver semplicemente ricevuto le bozze "come altre aziende". In verità la notizia non stupisce poi molto, chi si occupa di imprese multinazionali sa quanto siano attive nelle azioni di lobbying, si sa che una legge/regolamento a qualsiasi livello, sortisce dopo uno strenuo confronto con le imprese.
Analizzare le due bozze ufficiali in poche righe è impossibile, ma una riflessione viene spontanea. Era assodato che il governo chiudesse i rubinetti degli incentivi, specie al fotovoltaico, ma problematica è la complicazione burocratica che si profila, fatta di registri ed aste. In Italia gli incentivi sono stati più alti che altrove perché servivano a compensare gli ostacoli autorizzativi esistenti. Lo scrive senza problemi la stessa Autorità per l’energia elettrica ed il gas: “costi stimabili fino al 20 – 30% del valore complessivo degli incentivi attesi” (Relazione 56/2012/I/COM - 1 marzo 2012). Il che significa che semplificando le procedure si potevano ridurre del 30% gli incentivi a costo zero.
I nuovi registri e le aste invece complicano ulteriormente l’iter autorizzativo e con i drastici tagli previsti pongono molti dubbi sul futuro del settore in questo momento di crisi. Forse non è chiaro che da questa crisi si uscirà solo uscendo dall’era dei fossili, farlo richiede ora di tenere fermo il timore verso le uniche fonti che non importiamo. Costa ma genera lavoro, incassi allo Stato in forma di tasse, fatturato alle aziende e salute! Smettiamola con il leit motiv che i soldi al fotovoltaico vanno tutti all’estero, lo stesso ministero nel presentare le bozze ha scritto che il 50% rimane in Italia (considerando l’intero ciclo), mentre per fare un esempio, nel caso del termoelettrico alimentato a metano, rimane in Italia solo il 20%. Lunedì 5 marzo l'Autorità per l'energia elettrica ed il gas ha pubblicato la delibera 63/2012/I in cui il regolatore ha dato il suo parere allo schema di decreto del Ministero del Tesoro per il trasferimento dei fondi al Bilancio dello Stato. Di quali fondi stiamo parlando? Di quelli che tutti noi paghiamo in bolletta nella parte relativa agli oneri nucleari.
È bene sapere infatti che fra i vari oneri in bolletta esiste la componente A2 che serve allo smantellamento dei vecchi reattori. Orbene da questi fondi lo stato con la legge finanziaria del 2005 aveva istituito un prelievo di 100 milioni dalla parte destinata alla compensazione dei territori che hanno ospitato le centrali. La finanziaria 2006, anch'essa targata Tremonti aveva accresciuto il prelievo di altri 35 milioni. Norme annunciate come transitorie, ma rimaste in vigore.
Morale della favola ogni anno in bolletta ci sono 135 milioni mascherati da oneri che vanno allo Stato. Con la delibera citata l'AEEG ha dato l'ok al trasferimento di 405 milioni (tre anni di incasso) dalla Cassa Conguaglio (alimentata dalle bollette) al Tesoro. Un commento sorge spontaneo: il sistema energetico si autoalimenta proprio con le bollette ed infatti i tanto vituperati incentivi non vanno in bilancio allo Stato. E' conclamato che la spesa energetica aumenta sempre più e che ciò limita le attività imprenditoriali e la vita quotidiana dei cittadini. E lo Stato che fa? Oltre alla "ricca" parte fiscale che incamera dalle bollette elettriche ci fa la cresta! E in maniera tutt'altro che trasparente! Che i consumatori lo sappiano: in bolletta oltre a oneri, accise ed IVA pagano un contributo extra per il ministero del Tesoro.
 

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